Quando la scienza imita la natura

di Alessandra Giordano

 

È da sempre, in fondo, un rapporto complicato, quello tra uomo e natura. Almeno da quando costruisce strumenti, l’essere umano ha guardato con ammirazione all’esempio di chi ha avuto miliardi di anni per fare ricerca… La scienza – e in particolare la fisica e l’ingegneria– ma anche l’architettura, si è sempre più spesso inchinata dinnanzi alle soluzioni che gli altri esseri viventi hanno saputo adottare, e che studiosi e professionisti cercano di copiare.
Stiamo parlando della biomimesi, una disciplina in pieno sviluppo, che studia – per poterle imitare a vantaggio dell’uomo – le caratteristiche di piante e animali messe in atto per adattarsi all’ambiente, e per garantirsi sopravvivenza e riproduzione. Un bellissimo libro appena pubblicato in Italia dalle Edizioni LSWR coniuga l’intento divulgativo con il rigore dell’accademia, che – per opera delle Università di Montpellier 2 e Paul-Sabatier di Tolosa e del Museo di storia naturale della stessa città – ha collaborato alla realizzazione del volume, le cui artistiche illustrazioni, la rilegatura in cartonato e il grande formato (22,6×33,5 cm) ne fanno anche una interessante strenna natalizia. “Biomimesi. Quando la natura ispira la scienza”, di Mat Fournier (traduzione di Erica Magnaghi) anticipa con buone pagine introduttive l’argomento, per poi proporre una ricca selezione di esempi tratti dall’esperienza degli scienziati che hanno osservato con occhio attento la natura.

Una curiosità per chi si fosse posto la domanda: biomìmesi o biomimèsi? Ci aiuta la Treccani: poiché in italiano sono lecite sia la pronuncia piana (mimèsi), autorizzata dal latino, sia la pronuncia sdrucciola (mìmesi), alla greca, sarà possibile pronunciare sia biomimèsi, sia biomìmesi.

Ma torniamo alla scienza, e a questo libro adatto a tutte le età, come lo è ogni esperienza nei boschi e nei mari, che fa dei ragazzi curiosi scienziati in erba e ricorda agli adulti gli stupori dell’infanzia. Troviamo all’inizio il seme dell’acero (chi non è stato incantato da quell’elica che plana lentamente verso terra?) che ha permesso i primi studi che porteranno alla costruzione dell’elicottero, e più recentemente alla produzione di un elegante e funzionale ventilatore da soffitto, il tutto raccontato – in questa come nelle altre “schede” – in box separati che agevolano la lettura.Tra piante e animali c’è da perdersi nella contemplazione: il bambù che si piega ma non si spezza, inconsapevole suggeritore per gli architetti alle prese con le costruzioni più alte; i semi di bardana, che – rivestiti da squame a uncino – hanno consentito all’ingegner de Mestral di lavorare all’invenzione del velcro; la lamiera ondulata prodotta copiando la capasanta; l’ecolocalizzazione dei delfini (il sistema di cui li ha dotati madre natura per la visualizzazione degli ostacoli al ritorno delle onde sonore precedentemente emesse) in aiuto alla robotica per permettere ai robot di evitare scontri con oggetti; l’insegnamento della piccola lucertola australiana che senza dispendio energetico grazie a un sistema epidermico di canalini recupera e utilizza umidità anche in zone desertiche; i progetti di contenimento del traffico tuttora in fase di sperimentazione dopo un attento sguardo alle formiche di ritorno, ben allineate, al formicaio.
E ancora gli studi in corso sull’aderenza, nati dall’incanto del geco attaccato al soffitto; lo studio delle pigne, che sull’albero restano per lo più chiuse salvo poi a terra, seccando, aprirsi permettendo così allo scienziato di aiutare l’industria ansiosa di produrre abiti che si “aprono” e “si chiudono” in base alla traspirazione di chi li indossa.
Per arrivare alla sfida delle sfide, ancora lungi dal compimento: la riproduzione del magico filo della ragnatela; un materiale che solo madre natura è riuscita ad oggi a creare con tale perfezione: più flessibile della seta, più resistente dell’acciaio, oltretutto prodotto con stupefacente velocità. Il libro propone una settantina di esempi, ma se dopo la lettura si volesse indagare ulteriormente, suggeriamo la consultazione di www.asknature.org, un catalogo messo a disposizione dal Biomimicry Institute di Missoula (Montana) consultabile anche a partire dal problema di cui si va cercando la soluzione tra alberi, frutti e ingegnosi animali.

Dunque quell’inchino è dovuto, agli altri esseri viventi del pianeta, ed è nella proficua collaborazione tra intelligenza umana e presenza degli elementi naturali (se tutelati, e dipende da noi) che si potranno trovare risposte utili anche alla scoperta di materiali riciclabili, tecnologie non inquinanti, energie rinnovabili. E così il cerchio potrebbe chiudersi, restituendo salute al pianeta dopo aver colto i suggerimenti che esso stesso ha lì pronti, per noi.

 

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