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lunedì 28 maggio 2012
L'esempio di Ilaria
Addio a Ilaria Guaraldi, che lavorava per la scienza

Ilaria GuaraldiIlaria Guaraldi non c'è più, è morta questa notte.
A molti il suo nome (che detto per esteso faceva sempre il suo bell'effetto: Ilaria Guaraldi Vinassa de Regny) non dice niente, ma è una persona che merita di essere ricordata. Anzi, che merita di essere tenuta ad esempio.  Tutti quelli che amano la scienza, e non solo, hanno qualcosa da imparare da lei.

Ilaria ha lavorato da quando io la ho conosciuta, più di dieci anni fa, al Museo di Storia Naturale di Milano. Che è un luogo splendido, ma anche un luogo dimenticato, di cui l'amministrazione comunale di Milano, che ne è proprietaria, si occupa poco e male. Eppure Ilaria per il Museo ha saputo fare talmente tanto da obbligare quasi l'amministrazione a rendersene conto e a premiarla, ormai tre anni fa, con l'Ambrogino d'oro, come presidente dell'Associazione Didattica Museale. E quando le avevo detto che avrei scritto qualcosa su questo sito per parlare del suo riconoscimento, lei mi aveva pregato subito di aggiungere una paginetta scritta da lei, che spiegasse meglio il senso del premio: quella pagina la potete leggere qui  e credetemi che non ha niente a che fare con la classica retorica di chi si ammanta di modestia. Ilaria credeva profondamente in quello che faceva, amava condividere le cose con gli altri, non mollava mai. Non mollava mai.

Con poco o nulla a disposizione, è riuscita a portare al Museo il paleoantropologo Ian Tattersal e il paleontologo Niles Eldredge, due figure mondiali della ricerca, nello stesso giorno, i coniugi Grant, che per chi studia Darwin e l'evoluzione sono una specie di mito assoluto, e tantissimi altri personaggi all'interno di quei Darwin Day che sono stati una delle cose meglio riuscite che io abbia visto (e di cui trovate ancora traccia in questo sito, con alcune interviste realizzate in quelle occasioni, grazie a lei). I Darwin Day milanesi del Museo di Storia Naturale avevano insieme il sapore del grande appuntamento e la tranquillità amichevole della riunione davvero aperta a tutti. Erano una festa e un evento, oltre che una occasione splendida per parlare di scienza. Una cosa grande fatta senza grandi proclami, direi con molto understatement. Capaci di farti dimenticare il tiepido squallore dell'aula magna del Museo che il Comune non ha mai pensato di dover rendere più degna. Certo, non tutto il merito era suo, tanti le davano una mano, come di certo lei vorrebbe che qui dicessi. Però era lei a fare poi gli onori di casa, a tenere insieme tutto, a rimettere insieme le persone, a ringraziare tutti per qualunque cosa facessero, a ottenere risultati straordinari senza vantarli. L'ultima volta, Ilaria era riuscita a coinvolgere Dario Fo, che per il Museo aveva realizzato uno spettacolo bellissimo, "Dio è nero", che infatti poi è subito diventato un libro e un dvd. E uno dei ricordi più straordinari che ho, è di lei, già malata e sofferente, che mi racconta di come è riuscita a convincere Fo. A convincerlo prima ad andare a trovarla e poi a fare con lei il giro del Museo. Solo che lui, mi raccontava sorridendo, per l'età non ce la faceva tanto e alla fine si erano fermati prima di completare il percorso. Ma lei
ce l'aveva fatta, perché Dario Fo aveva un po' il fiatone, però le aveva detto: "Ho capito, farò qualcosa qui".

Che si trattasse di ospitare lo spettacolo di un Premio Nobel o di trovare un relatore per le serate degli Happy Hour evoluzionistici, di mandare un comunicato o di organizzare un'intervista, per lei era importante allo stesso modo riuscire a fare le cose e a farle bene. Le interessava la scienza, le interessava che se ne parlasse, che tutti la potessero conoscere, godere e condividere. Questo era il suo impegno, condotto sempre in maniera semplice, senza recriminare, senza scoraggiarsi. Nemmeno la malattia l'aveva mai scoraggiata. E di cose ne ha fatte davvero tante, non sono certo io a poterle ricordare tutte. L'Associazione Didattica Museale, il Paleolab, il Biolab, le Notti al Museo per i ragazzini, per esempio, con la possibilità di vivere l'avventura di svegliarsi accanto a un dinosauro. Perché il Museo di Storia Naturale è il luogo per eccellenza della scienza per i ragazzi. E da ragazza, quando stava per laurearsi, Ilaria se ne era innamorata. Per questo mi piacerebbe che tutti quelli che entrano lì, e soprattutto i più giovani, sapessero qualcosa di ciò che Ilaria è riuscita a dare a quel luogo, che resta uno dei miei luoghi del cuore in questa città, adesso per una ragione in più.

Gli amici di Pikaia stanno raccogliendo tutti i messaggi delle persone che l'hanno conosciuta e hanno lavorato con lei. Li potete leggere qui.


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