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Home Page > Spazio > Sistema solare > Su Encelado l'acqua c'è o non c'è?
giovedì 25 giugno 2009 Su Encelado l'acqua c'è o non c'è? Un dilenna scientifico sulla luna di Saturno
Avevamo appena fatto in tempo ad abituarci alla scoperta di acqua su Marte, ed ecco che spunta fuori anche altrove, molto più lontano, su una luna di Saturno, neppure la più importante. Encelado ha un diametro di quasi 500 km, non moltissimo, ma è da tempo molto amata dagli scienziati perché appare molto attiva geologicamente, con geyser ed eruzioni anche di vapore acqueo.
Adesso alcuni studiosi ritengono che ci sarebbero veri e propri oceani, seppure sotterranei. Perché la vera difficoltà non è solo trovare acqua in altri corpi celesti, ma trovarla allo stato liquido. Che sarebbe poi uno dei migliori presupposti per lo sviluppo di forme di vita, perlomeno di quelle simili alla vita come la conosciamo noi, sulla Terra.
La notizia sarebbe degna di fede, visto che l'ha pubblicata Nature. Se non fosse che c'è già chi nega la scoperta e lo dice, caso quasi unico, sulla stessa rivista.
Giovanni Caprara, su corriere.it, ricostruisce così le due tesi contrapposte:
ARTICOLO A - Enormi getti
d’acqua sono sparati nello spazio dal polo sud di Encelado. I getti si
alzano per centinaia di chilometri e sono formati da vapore acqueo, gas
e minuscoli granelli di ghiaccio. La prova è raccolta dagli obiettivi
della sonda Cassini della Nasa in orbita attorno al pianeta inanellato.
La conclusione è di Juergen Schmidt dell’Università di Potsdam
(Germania) e di Nikolai Brilliantov dell’Università di Leicester alla
guida di un gruppo di ricercatori. Le loro analisi portano a stabilire
che tra i granelli ghiacciati c’è del sodio, quindi – dicono – sotto la
crosta ci sono degli oceani d’acqua salata e il cloruro di sodio è
presente in una concentrazione pari a quella esistente negli oceani
terrestri. Ciò significa che, tra i flutti, potrebbe anche essere
presente qualche forma di vita.
ARTICOLO B - I getti di vapore
acqueo che escono da Encelado e già visti negli anni scorsi, non sono
dei geyser provenienti da oceani sotterranei come previsto da altri
scienziati, dice il professor Nicholas Schneider del Laboratorio di
fisica spaziale e atmosferica del centro di ricerca di Boulder in
Colorado (Usa). Schneider e i suoi colleghi americani analizzando le
immagini con il telescopio Keck-1 del diametro di 10 metri sostengono
di aver misurato troppo poco sale. In presenza di oceani la quantità
dovrebbe essere molto maggiore. Per gli studiosi americani i getti
escono da caverne sotterranee. Da queste si manifesta una periodica e
lenta evaporazione di vapore acqueo. Ma lo stesso Schneider alla fine
non è certo della sua idea e ammette che ci possono essere tante altre
spiegazioni. Ad esempio una frizione tra i ghiacci superficiali che
finisce per vaporizzarli generando getti vaporosi verso l’alto.
«Possiamo avanzare tante ipotesi che non siamo però in grado di
verificare – ammette - dobbiamo prenderle tutte in considerazione con
un grano di sale», conclude con un pizzico di ragionevole ironia.
L'articolo sulla scoperta pubblicato online da Le scienze

   
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