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martedì 23 giugno 2009
Scoperto il primo pianeta fuori dalla Via Lattea
Grande sei volte Giove, ruota attorno a una setlla della galassia di Andromeda

Grande sei volte Giove, potrebbe essere il primo pianeta extragalattico finora scoperto. E sarebbe una scoperta che parla italiano. Infatti, un team internazionale di ricercatori capitanati dal professor Gabriele Ingrosso, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) di Lecce, ha annunciato di aver elaborato e messo a punto un metodo computerizzato per individuare pianeti all’esterno della nostra galassia, la Via Lattea. Il primo potenziale candidato sarebbe un oggetto identificato attorno ad una stella di massa pari a metà del Sole.

L’eccezionalità della scoperta è che il pianeta, a differenza dei quasi quattrocento individuati sino ad oggi al di fuori del Sistema Solare, non risiede, appunto, nella nostra galassia, ma in quella di Andromeda, la più vicina alla nostra, conosciuta anche con la sigla M31.

Gli scienziati hanno adottato una particolare tecnica, detta “micro lente gravitazionale” per tenere sotto sorveglianza in M31 qualche dozzina di stelle, quelle ritenute con maggiore probabilità di avere intorno sistemi planetari. Il metodo, peraltro già usato con successo per scoprire altri pianeti extrasolari, consiste nell’osservare la variazione di luce di una stella causata dalle perturbazioni gravitazionali generate dalla presenza di un pianeta vicino alla stella stessa.

Come già previsto nella teoria di Einstein del 1936, infatti, la forza gravitazionale di un oggetto abbastanza massiccio in prossimità di una stella, letteralmente curva la luce proveniente dall’astro stesso: un’anomalia del genere può essere perciò facilmente rilevabile e misurabile da telescopi molto potenti. In parole più semplici, l’osservazione del pianeta non avviene in modo diretto, ma la sua esistenza si deduce da un’insolita e repentina amplificazione di luminosità della stella attorno alla quale orbita, proprio come se la luce passasse attraverso una lente.

La galassia AndromedaQuesta tecnica funziona tanto meglio quanto più è distante dalla Terra la sorgente di luce: per questo motivo i ricercatori dell’Infn hanno deciso di impiegarla per scovare pianeti nella Galassia di Andromeda, lontana oltre due milioni e mezzo di anni luce. I fisici italiani hanno inoltre introdotto simulazioni al computer che aumentano l’efficacia delle osservazioni, tanto da poter prevedere la presenza di pianeti di massa paragonabile a quella dei corpi celesti del Sistema Solare persino alla remota distanza di M31.

Gli scienziati sono riusciti così a individuare l’effetto lente in una stella della galassia di Andromeda, con una variazione di luce che indica la presenza di un compagno attorno ad essa. Le dimensioni stimate di quest’ultimo, circa sei volte la massa di Giove, sono al limite tra quelle di una stella molto piccola, una nana bruna, e quelle di un pianeta gigante. I nostri ricercatori confidano di riuscire, grazie  anche ai telescopi di Loiano (Bologna) e Castelgrande (Potenza), a definire meglio l’entità dell’oggetto.

Angelo Piemontese



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