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lunedì 11 maggio 2009 La siccità che fa crollare gli imperi
I cambiamenti climatici globali possono aver influito sul destino dei grandi imperi della Storia? La risposta, affermativa, arriva da un team di scienziati Americani e Israeliani, capeggiati da , suo studente presso lo stesso ateneo. I due scienziati affermano che l’inizio del declino dell’Impero Romano e di quello Bizantino nell’area del Medio Oriente, avvenuto rispettivamente intorno agli anni 100 e 700 d.C., potrebbe essere stato fortemente influenzato anche da condizioni climatiche sfavorevoli.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione analizzando un pezzo di calcite proveniente dalla Grotta di Soreq, una caverna nei pressi di Gerusalemme, dove da oltre 185.000 anni è ancora attivo il processo di formazione di stalattiti e stalagmiti. Ed è proprio analizzando le “firme” chimiche impresse in queste formazioni di roccia e calcare che è stato possibile ricostruire le condizioni climatiche di quella regione tra un periodo storico che va dal 200 a.C. sino al 1100 d.C. La tecnica usata, spiegano gli scienziati, è molto più accurata delle precedenti metodologie applicate allo studio delle stalattiti: infatti da sezioni orizzontali della roccia calcarea è stato possibile dedurre, con una straordinaria precisione che arriva al singolo anno e alla singola stagione, che la regione medio orientale ha sperimentato un clima molto secco proprio nel periodo sopraccitato.
Lo studio si è focalizzato sugli anelli di accrescimento delle stalattiti, ma, anziché valutarne lo spessore, come ad esempio avviene con gli anelli degli alberi, i geologi hanno analizzato la concentrazione di isotopi dell’ossigeno e di impurità chimiche intrappolate in ciascun anello, con una accuratezza di un centesimo di millimetro, che equivale, in termini geologici, ad un intervallo temporale di circa sei mesi. Tutto ciò grazie ad un innovativo spettrometro di massa a ioni secondari (un apparecchio che “spara” ioni pesanti su campioni di roccia ed analizza poi la composizione chimica delle particelle “scavate via” dall’impatto con gli ioni stessi, utilizzato per esempio per indagare la natura delle rocce lunari portate a Terra dagli astronauti). Così, gli scienziati sono stati in grado di misurare i livelli di precipitazioni della zona negli ultimi duemila e passa anni, scoprendo che la regione del mediterraneo orientale divenne molto meno piovosa appunto tra il 100 e il 700 d.C., con dei picchi di siccità molto elevati attorno al 110 e 400 d.C.: proprio all’epoca in cui l’Impero romano d’Occidente e quello Bizantino successivamente, cominciarono a perdere la loro supremazia sulla regione (nel 132 infatti Gerusalemme fu riconquistata dagli Ebrei e nel 637, sotto il dominio bizantino, la città si arrese definitivamente alla conquista dei Califfi). Una semplice coincidenza, ora più che mai alla ribalta delle cronache sulla scia del fenomeno mediatico che il global warming ha suscitato o un reale rapporto di causa-effetto? “Effettivamente” spiega Valley “non abbiamo certezze che i due avvenimenti siano strettamente correlati”. “Tuttavia”, prosegue lo scienziato, “il fatto che l’inizio del declino dei due imperi sia cominciato nella stessa epoca in cui nella zona avvenivano mutamenti climatici importanti, è molto, molto interessante e storicamente rilevante: il nostro studio si limita a dirci quello che è successo in quella particolare regione del mondo; nessuno sa cosa succedeva ai poli, per esempio”. Proprio per questo motivo, l’ipotesi di un impatto diretto tra variazioni climatiche locali e attività umane, compresi i grandi mutamenti storici quali il declino di un impero, potrebbe essere ancor più avvalorata.
Il team si appresta ora a studiare, sempre tramite sezioni di stalattiti della grotta di Soreq, campioni molto più antichi, risalenti a circa 19.000 anni fa, quando ebbe termine l’ultima grande era glaciale. I geologi si aspettano di avere una conferma, dai loro studi, dell’innalzamento della temperatura della zona di circa 4-5 gradi, come è già stato provato avvenire a livello globale in quella remota era. “Il nostro obiettivo è riuscire a correlare i cambiamenti climatici, in particolare i livelli di precipitazioni annue, avvenuti allora in quella zona con il riscaldamento globale dell’epoca” conclude Valley.
Angelo Piemontese


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