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lunedì 4 maggio 2009
Due gemelle a caccia del pianeta fantasma

Uno spettro si aggira per il Sistema solare: il fantasma di un ipotetico nono pianeta. E due navi spaziali gli stanno dando la caccia. Non si tratta della trama di un improbabile film di fantascienza, ma di una reale missione della Nasa attualmente in corso.

Le due sonde gemelle Stereo (acronimo di Solar Terrestrial Relations Observatory) stanno infatti per entrare in una regione dello spazio dove gli astrofisici ipotizzano che in un remoto passato possa essere esistito un pianeta grande quasi quanto Marte. La scomparsa di questo ipotetico pianeta, battezzato Teia come la dea madre della Luna nella antica mitologia greca, avrebbe a che fare proprio con l’origine del nostro satellite: alcuni scienziati ritengono infatti che Teia e la Terra siano entrati in collisione subito dopo la loro formazione e che dai detriti scaturiti dal loro impatto, compattatesi nel corso di milioni di anni, si sarebbe generata appunto la Luna stessa.

Questo scenario fornirebbe una soluzione abbastanza plausibile all’atavico ed irrisolto interrogativo sulla genesi del nostro satellite, la cui storia geologica fa pensare che non si sia formato contemporaneamente alla Terra.

 

Le cose sarebbero andate in questo modo: agli albori del Sistema solare, 4,5 miliardi di anni fa, milioni di planetesimi (gli oggetti rocciosi che funsero da primordiale materiale da costruzione dei pianeti solidi) si sarebbero addensati in uno dei cinque punti di Lagrange tra la Terra e il Sole.

Questi punti sono una sorta di “buche cosmiche”, in quanto qui le attrazioni gravitazionali dei due corpi maggiori si annullano. I planetesimi che vagavano nel giovane sistema solare in formazione, sarebbero quindi precipitati in prossimità di una di queste buche, agglomerandosi e dando così origine col tempo al fantomatico Teia, poi schiantatosi apocalitticamente contro il nostro pianeta, forse a causa dell’azione perturbatrice della gravità di Venere. Ancora mancano le prove della passata esistenza di Teia. Ma le due navicelle della Nasa, lanciate allo scopo di effettuare studi e osservazioni sul Sole, stanno per attraversare, nel percorso di avvicinamento alla nostra Stella, il luogo dove un tempo potrebbe aver avuto sede proprio quel pianeta fantasma spesso invocato dagli scienziati per spiegare l’origine della Luna.

 

Se l’ipotesi dell’esistenza di questo corpo è verosimile, allora in quel luogo dello spazio dovrebbero esservi ancor oggi le vestigia di Teia, cioè gli asteroidi formatesi dai residui di planetesimi confinati in quel punto lagrangiano. Fino ad oggi tutti i telescopi terrestri non hanno mai rivelato lì la presenza di alcun corpo roccioso: ma il loro limite visuale impedisce di osservare corpi inferiori a un chilometro di diametro. I sensibilissimi strumenti a bordo delle sonde Stereo sono invece in grado di catturare immagini ad altissima risoluzione, che potrebbero rivelare la presenza di asteroidi anche di poche decine di metri di diametro. Se fosse verificata la loro presenza proprio in quella regione spaziale, dunque, l’ipotesi dell’impatto cosmico del misterioso Teia con la Terra potrebbe essere ancor più avvalorata. La caccia è aperta.

 

Angelo Piemontese

 

Un’animazione delle dinamiche asteroidali nei punti lagrangiani è disponibile al sito

http://sungrazer.nrl.navy.mil/index.php?p=lagrange_campaign

 



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