Giampaolo Giuliani è diventato all'improvviso famoso per la contestata previsione del disastroso terremoto che ha colpito l'Abruzzo alle 3.32 del mattino del 6 aprile (qui accanto, la mappa diffusa dall'Ingv, con l'indicazione dell'epicentro e dell'intensità del sisma). La denuncia del responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso nei suoi confronti, la sua risposta su tutti i siti e i quotidiani ha creato tanti equivoci e un dibattito poco chiaro, in cui si è molto giocato con le parole.
Ecco alcune cose che si possono dire.
Per prima cosa, la previsione di Giuliani, che è un tecnico di laboratorio dei Laboratori di Fisica del Gran Sasso, non riguardava il terremoto che si è verificato: aveva ipotizzato un terremoto tra domenica 29 e lunedì 30 marzo nella zona di Sulmona. Basta controllare questo articolo del corriere.it .
L'impressione di molti, poi, è che Giuliani sia uno sperimentatore solitario che ha fatto una clamorosa scoperta in attesa di prove certe.
Invece non è così. Giuliani non è affatto l'unico in Italia, e tanto meno nel mondo, a studiare la possibilità che prevedere i terremoti sia possibile misurando le emissioni del gas radon dal sottosuolo.
Sei anni fa sul mensile Quark avevamo pubblicato un lungo servizio sui metodi per prevedere un sisma (con tanto di copertina dedicata all'argomento) e questo era il paragrafo dedicato al radon:
« I SEGNALI DEL RADON Fra le anomalie più comuni vanno annoverati i cosiddetti vuoti sismici, cioè la totale “silenziosità” del suolo, l’abbassamento di livello delle falde freatiche o le emissioni di radon, un gas radioattivo che si genera dal decadimento dell’uranio ed è otto volte più pesante dell’aria. Queste ultime, rilevate la prima volta nel 1966 quando, in occasione del disastroso terremoto di Tashkent, in Uzbekistan, i livelli del gas nell’acqua dei pozzi salirono bruscamente, sono state oggetto di un recente studio israeliano condotto in una faglia della Rift Valley, l’imponente frattura tettonica che corre da nord a sud lungo la porzione orientale dell’Africa. Convinti che il radon accumulato nello rocce si liberi non appena le tensioni sotterranee si avvicinano a una soglia critica, i ricercatori israeliani ne hanno misurato per otto anni i flussi lungo una zona di faglia del rift nei pressi del Mar Morto. I dati registrati hanno rivelato che all’interno della faglia, entro tre giorni dai picchi di radon, si sono verificati 40 terremoti contro i 22 che statisticamente ci si sarebbe potuti attendere. Le emissioni di radon sembrano variare in funzione dei tipi di roccia e delle condizioni stagionali e perciò è difficile che possano rappresentare uno schema di previsione universalmente valido. Per saperne di più, comunque, serviranno dati che abbraccino un arco di almeno 50 anni. »
Da allora gli studi si sono moltiplicati, in Italia e nel mondo. Ecco, per esempio, che cosa si trova sul sito del Dipartimento di Fisica dell'Università della Calabria: « Da numerosi studi compiuti in zone soggette a rischio sismico è emerso che anomalie nella concentrazione di Radon nel sottosuolo o nelle acque provenienti da circolazione profonda (o comunque da sorgenti) sono correlate a variazioni della tensione della crosta terrestre, e quindi ad eventi di natura sismica.
Esistono diversi esempi in letteratura dove si evidenzia che la correlazione tra evento sismico e variazione di concentrazione di Radon non è biunivoca, dal momento che molti terremoti, anche forti, avvengono senza che si registrino anomalie presso siti di monitoraggio situati presso il futuro epicentro, così come si osservano anomalie che non possono essere connesse a nessun terremoto. Infatti le fluttuazioni di Radon sono dovute a diverse cause tra le quali rivestono un’importanza principale la morfologia e/o l’idrologia del territorio, l’insediamento umano che spesso altera il delicato equilibrio del sottosuolo; ma il fattore più influente è quello dovuto alle variazioni cicliche stagionali.
Nel nostro dipartimento è in corso una campagna di monitoraggio di Radon presso sorgenti site presso faglie attive. Il nostro scopo è quello di verificare che le sorgenti a concentrazione di Radon maggiore sono proprio quelle a cavallo delle faglie attive. Tra tutte le sorgenti a concentrazione più elevata si esegue un monitoraggio giornaliero nel tempo per seguire le variazioni di concentrazione di Radon nell’acqua ed eventualmente metterle in correlazione con eventi di natura microsismica. È da tempo in corso una collaborazione con il CNR di Cosenza, che ha portato diversi risultati. È stata eseguita una campagna di mappatura d concentrazione di Radon nei suoli, e attualmente si sta portando a termine una campagna di monitoraggio nel tempo presso sorgenti situate presso grosse anomalie di concentrazione di Radon nel suolo. Queste sorgenti si trovano presso faglie attive, e il nostro scopo è quello di seguire le variazioni di concentrazione di Radon. Si sta ampliando inoltre il lavoro di mappatura delle sorgenti presso il territorio di Cosenza. »
Cercando su internet si trovano molte altre ricerche simili.
Si capisce che certezze non ce ne sono, il radon non è accettato dalla comunità scientifica come un indicatore certo di una futura scossa violenta, ma è un argomento dibattuto e studiato. Finché non ci sono certezze nessuno scienziato dirà che le emissioni di radon servono a prevedere i terremoti, ma questo non significa che non possa essere vero. Insomma, per la scienza ufficiale il radon ancora non rappresenta una certezza, ma questo non vuol nemmeno dire che sia una bufala. In più Giuliani non è un geologo né un fisico e questo di sicuro ha pesato nel giudizio dato dagli scienziati sul suo lavoro.
Altra idea sbagliata che il dibattito può aver creato: o i terremoti si possono prevedere, oppure non si possono prevedere affatto. Ovviamente non è così. Giuliani è stato denunciato per aver indicato luogo e momento di una scossa, sbagliati.
Le previsioni, come si sa, si fanno in termini di probabilità: può esserci una certa probabilità che un evento si verifichi. Anche se la probabilità fosse molto alta, non ci sarebbe la certezza di assistere all'evento: il 90% di probabilità di un terremoto non significa che il terremoto ci sarà. E se il terremoto non si verifica la previsione non è scorretta. In più, la previsione si deve riferire a un certo tempo: entro un giorno, una settimana, un mese.
Allora, la sensazione (e anche più di una sensazione) è che da una parte Giuliani ha sbagliato luogo e tempo, cercando di essere preciso, dall'altra gli esperti che hanno voluto smentire Giuliani abbiano giocato su questo equivoco. Dire che non è possibile prevedere quando, dove e con che intensità si verificherà un terremoto è oggi senz'altro corretto (e probabilmente lo sarà per moltissimo tempo ancora, forse un grado di certezza simile non lo avremo mai). Ma questo non vuol dire che non sia possibile formulare alcuna previsione, in termini probabilistici, sui terremoti.
Tutti i geologi sanno che esistono mappe del rischio sismico in Italia e nel mondo che indicano la probabilità che una zona sia colpita da un terremoto. Senza dire né quando né come, queste mappe fanno comunque una previsione.
Tanto è vero che Enzo Boschi, direttore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha detto all'Asca: "il massimo che possiamo raggiungere e' sapere dove e di quale grado si verifichera' il sisma ma non quando''. I movimenti di gas radon, ''servono per capire le evoluzioni ma non sono in grado di dirci quando si verifichera' la scossa''. Il radon, insomma, non è una bufala. La verità è che non sappiamo ancora come gestire i segnali che ci trasmette. |