L’uomo da oltre un secolo sta trafficando con il delicato termostato del nostro pianeta estraendo e bruciando combustibili fossili. Il carbonio contenuto in metano, petrolio e gas naturale, infatti, era un tempo contenuto in atmosfera, dove produceva un intenso effetto serra, che rendeva il nostro pianeta molto caldo. Bruciando i combustibili fossili, stiamo rilasciando in aria quel carbonio sotto forma di CO2, riportando le temperature medie
terrestri verso livelli pericolosamente alti per le nostre esigenze. A questo punto è necessario ridurre le emissioni umane riportandole a livelli in cui possano essere bilanciate dall’assorbimento naturale da parte di oceani e piante. Tuttavia, ci potrebbe essere anche un’altra strada per ridurre le emissioni da parte delle industrie ed anche, in futuro, sottrarre CO2 dall’aria: farla assorbire alla terra.
Esistono infatti rocce, normalmente situate decine di chilometri sotto la superficie, che reagiscono fortemente con la CO2, trasformandola in carbonati solidi. La più comune di queste rocce, la peridotite, occasionalmente emerge dal terreno, spinta dal magma sotterraneo. Un enorme estensione di peridotite è stata adesso individuata nel mezzo del deserto dell’Oman dai geologi della Columbia University Peter Kelemen e Juerg Matter, che hanno riportato la scoperta su Proceedings of the National Academy of Sciences. L’esame della sua superficie mostra come la roccia abbia già assorbito in ognuno dei 90 milioni di anni trascorsi in superficie, fra le 30.000 e le 300.000 tonnellate di CO2, un po’ direttamente dall’aria, ed un po’ tramite le acque ricche di CO2 che si sono infiltrate al suo interno.
Perforando la roccia ed iniettando acqua satura di CO2, proveniente dai camini delle centrali elettriche, però, si potrebbe far in modo che la sola formazione dell’Oman assorba in pochi anni altri 12 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, un decimo circa di quanta emessa dalle attività umane nello stesso periodo. Fra l’altro la reazione fra roccia e CO2 produce calore, che frattura le rocce circostanti, aiutando sempre di più la penetrazione del gas al suo interno. L’Oman, che intende costruire grandi centrali a gas per rifornire le aree di elettricità, si è già detto interessato nel compiere esperimenti di iniezione del gas all’interno della formazione rocciosa, per produrre così energia senza rilascio di CO2. Altre grandi formazioni esposte di periodotite si trovano in varie parti del mondo, dai Balcani alle isole del Pacifico, aggiungendo a queste le formazioni di basalto, che si prestano allo stesso scopo, ecco un metodo per solidificare e levare per sempre di mezzo buona parte della CO2 che tanto ci preoccupa.
Per saperne di più sul processo di confinamento geologico della CO2, e i progetti italiani
http://www.videoscienza.it/Objects/
Pagina.asp?ID=670&T=Sequestrare%20la%20CO2%20e%20farla%20scomparire