Una delle obiezioni che gli scettici fanno alle ricerche di
possibili messaggi radio alieni è che anche se ne intercettassero uno, non si
capirebbe niente, perché la lingua aliena sarebbe così diversa dalla nostra da
non essere distinguibile da un segnale che codifica un’immagine o una musica.
John Elliott, linguista all’Università Metropolitana di Leeds, la pensa in modo
diverso. Secondo lui
un linguaggio, anche il più “assurdo”, deve avere una
struttura riconoscibile, altrimenti sarebbe inefficiente e scomodissimo da
usare. Una volta capita la struttura, analizzando un linguaggio si possono
distinguere alcune strutture grammaticali chiave e persino intuire
l’intelligenza del mittente.
Per dimostrarlo Elliott ha elaborato un programma per
computer che analizza i linguaggi individuando la loro struttura e le parole
chiave che con cui generalmente iniziano le frasi, tipo “ma”o “se”. Queste
parole “parentesi” esistono in tutte le lingue terrestri e sono separate fra
loro da un massimo di 9 altre parole. Secondo Elliott questo limite dipende dalla
nostra capacità intellettiva: oltre le nove parole cominciamo a non capire più
il senso della frase.
Inoltre Elliott ritiene che si possa anche capire la
funzione grammaticale di alcune parole, come gli aggettivi, che si accoppiano
in tutte le lingue terrestri ai nome, seguendoli o precedendoli. Il linguista
inglese sta ammassando un archivio di decine di strutture grammaticali di
lingue terrestri, per essere pronto, se un domani ET si facesse vivo, a
comparare la struttura della sua lingua con tutte quelle che esistono sul
pianeta, in modo da capire a quale somigli di più.
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