Quando gli astronomi conoscevano solo il nostro Sistema solare, con i suoi 9 pianeti (anzi, 8 più un quasi-pianeta, come è stato ridefinito Plutone) regolarmente disposti in ordine di grandezza, che seguono orbite quasi circolari e così distanti da non disturbarsi fra loro, l’idea era che esso fosse un posto piuttosto comune, che cioè miliardi di altri sistemi planetari come il nostro esistessero nell’universo.
Poi, dai primi anni ’90, si sono cominciati ad osservare, grazie a particolari tecniche telescopiche, sistemi planetari di altre stelle, scoprendo così che nessuno di questi somigliava al sistema solare. In questi sistemi, infatti, la norma erano grandi pianeti gassosi tipo Giove, che orbitavano vicini o vicinissimi alla loro stella, dove intorno al Sole ci siamo noi, Venere e Mercurio, cioè piccoli pianeti rocciosi.
Si sono anche scoperti indizi di pianeti caduti dentro le stelle, o spediti lontani da esse, durante la formazione. Ma, si pensava, questo era dovuto al fatto che le tecniche di osservazione trovano più facilmente sistemi “bizzarri” di questo tipo, piuttosto che altri simili a quello solare.
Adesso, però, una simulazione al computer della nascita dei sistemi planetari, realizzata alla Northwestern University, sta svelando la verità: il sistema solare è un posto molto particolare e molto fortunato. La nuova simulazione è la più dettagliata e completa di questo tipo mai realizzata finora e, simulando su una rete di computer super veloci le interazioni fra i gas e le polveri che formano le nebulose da cui nascono stelle e pianeti, riesce a riprodurre in pochi minuti cosa in realtà accade in decine di milioni di anni.
Quello che la simulazione mostra è che normalmente nella nebulosa originaria i pianeti tendono a raggrupparsi tutti insieme vicini alla stella, dove i più grossi strappano via gas e polveri ai più piccoli, bloccandone la crescita. Inoltre l’interazione ravvicinata fra pianeti fa sì che essi, orbita dopo orbita, percorrano orbite sempre più allungate, fino a che i più grandi lanciano via dal sistema i più piccoli o li spediscono dentro alla stella centrale. Insomma i sistemi planetari di altre stelle osservati finora, sembrano essere la norma, non l’eccezione.
Per ottenere sistemi “tranquilli” ed ordinati come il nostro, bisogna che le condizioni di partenza, e soprattutto dimensioni e densità della nube di gas e polveri originale, siano molto particolari, quasi uniche. Visto che sistemi planetari turbolenti non sono molto adatti allo sviluppo della vita, questo vuol dire che il fatto che siamo qua a parlarne è dovuto ad una condizione piuttosto rara nell’universo.