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martedì 3 luglio 2012
In arrivo nanoparticelle per una terapia mirata
Realizzati nuovi veicoli per il trasporto di un importante chemioterapico

Nanoparticelle che trasportano il farmaco: questa la proposta dei ricercatori della Notre Dame University, Indiana, per curare il mieloma multiplo. Le hanno testate nei topi e i risultati sono apparsi soddisfacenti. Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce le plasmacellule, una componente molto importante del sistema immunitario presente in prevalenza nel midollo osseo e deputata alla produzione di anticorpi in difesa di eventuali attacchi al nostro organismo. Una delle tante difficoltà riscontrate nel curare questa patologia è rappresentata dalla capacità delle cellule tumorali di sviluppare resistenza al principale farmaco usato nella terapia: la doxorubicina.


Partendo da questa evidenza, i ricercatori hanno realizzato con tecniche di ingegneria genetica delle nanoparticelle capaci di veicolare il farmaco, la doxorubicina, appunto.

"Le nanoparticelle che abbiamo realizzato soddisfano numerosi requisiti" spiega Basar Bilgicer, il ricercatore che ha coordinato lo studio.

"Per prima cosa, infatti, esse bloccano l'insorgere della resistenza alla doxorubicina" continua il professor Biligicer "In secondo luogo, inducono le cellule tumorali a inglobare il farmaco che trasportano. Inoltre, riducono gli effetti tossici del farmaco sui tessuti sani."

La novità è rappresentata dalla sostanza che riveste i nuovi veicoli. Infatti, le nanoparticelle sono ricoperte da uno speciale peptide in grado di attaccarsi in maniera specifica ai recettori localizzati sulla membrana esterna delle cellule tumorali.


Questi ultimi sono molecole che facilitano l'adesione delle plasmacellule al midollo osseo e innescano i meccanismi di resistenza ai farmaci antitumorali. Il legame nanoparticella-recettore impedisce l'adesione delle cellule tumorali al midollo osseo.

Inoltre, le particelle, rivestite del nuovo peptide, veicolano il farmaco. Quando una particella si attacca a una cellula tumorale, viene rapidamente assorbita al suo interno e rilascia il farmaco causando la rottura del dna in essa contenuto nonchè la sua morte.


"La nostra ricerca condotta sui topi mostra che la presenza di questi trasportatori riduce la tossicità della doxorubicina su organi quali il fegato e i reni" aggiunge Tanyel Kiziltepe, ricercatrice presso il dipartimento di ingegneria chimica e biomolecolare della Notre Dame University. "Con ogni probabilità, studi succcessivi mostreranno anche una minore tossicità a livello cardiaco. Significa ridurre in maniera importante l'elevata tossicità di questa molecola."


Prima di passare alla sperimentazione clinica sull'uomo i ricercatori dovranno eseguire numerosi esperimenti al fine di migliorare il design delle nanoparticelle e di riuscire a stabilire il corretto dosaggio di farmaco e la combinazione con altre molecole adatta per questo nuovo trattamento.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista
Nature's Blood Cancer Journal.

Chiara Finotti



 

 










 

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