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martedì 3 luglio 2012
Noi, giovani italiani alla conquista dei Nobel - i video
Il racconto per imagini delle giornate del Meeting di Lindau

La mia vita in mezzo ai Nobel
Che effetto fa a un giovane ricercatore trascorrere una settimana a discutere con tanti suoi colleghi di tutto il mondo e con tanti premi Nobel che non solo tengono lezioni, ma affrontano anche discussioni aperte, nelle aule o a tu per tu? E' un'esperienza diversa dal solito, anche per i ragazzi che già sono abituati a partecipare a convegni internazionali, magari a prendere la parola in pubblico e a confrontarsi con tante persone. Il Meeting di Lindau, in effetti, è uno strano miscuglio, fatto di balli e birre la sera e pesanti sessioni di lavoro al mattino. I ragazzi che arrivano a questo appuntamento sono selezionati in modo severo nei loro paesi di origine, perché il Meeting è aperto ai ricercatori di molte nazioni, ma sono pochi i posti a disposizione. In Italia della selezione si occupa la Fondazione Cariplo, che è partner della Lindau Nobel Foundation e che quest'anno ha selezionato nove ragazzi per la sessanduesima edizione, dedicata alla fisica. Anche se, come abbiamo scoperto, gli italiani presenti in questo paesino sulle sponde del Lago di Costanza, erano più del doppio, perché molti sono stati selezionati all'estero grazie alla loro bravura. Ed ecco allora, i commenti alla fine dell'edizione 2012 che si è appena chiusa, raccolti tra alcuni dei nostri connazionali che hanno avuto l'occasione di partecipare a questa avventura. Felici, appassionati, in alcuni casi addirittura entusiasti, ma anche capaci di criticare e mettere in discussione quello che potrebbe pure essere fatto meglio.

 

Noi, cerveli in prestito
Quanti sono davvero gli italiani che partecipano al 62nd Lindau Nobel Laureates Meeting? Nove, ufficialmente, ovvero quelli selezionati dalla Fondazione Cariplo che, con il contributo anche della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, li ha prima selezionati rigorosamente tra tutti quelli che potevano ambire a partecipare a questa settimana sul Lago di Costanza fatta di incontri a tu per con 25 Premi Nobel per discutere di fisica. Ma la realtà è un po’ diversa. Anzi, molto diversa. Gli italiani al Meeting, infatti, sono più del doppio, oltre una ventina. Una delle delegazioni più numerose, se si escludono la Germania, che è il Paese in cui si svolge l’incontro, gli Stati Uniti o la Cina. Il miracolo di questa moltiplicazione avviene grazie al fatto che tanti italiani che lavorano all’estero vengono poi selezionati dai loro Centri di ricerca o dalle loro Università di riferimento per vivere questa avventura così particolare, dove con i Nobel si parla anche seduti a tavola o davanti a un caffè, si fanno crociere sul lago e si balla la sera. Ce ne eravamo già accorti l’anno scorso al Meeting dedicato alla Medicina, ma quest’anno, con la Fisica, le proporzioni sono davvero sorprendenti. E loro? Come vivono questa doppia appartenenza? Si sentono “cervelli in fuga”? Qualcuno non ha rimpianti, qualcuno è arrabbiato. Più che cervelli in fuga, però, preferiscono dirsi “cervelli in prestito”.  Quasi tutti con la speranza che il prestito prima o poi finisca. Ecco le storie e i pareri di sei di loro.



Educare, ispirare, connettere
Educare, ispirare, connettere: lo slogan del Meeting di Lindau funziona davvero, dice Antonio Caciolli, fisico sperimentale che lavora nei aboratori dell'INFN di Padova. Soprattutto perché riesce e tenerti la mente aperta a tutto quello che succede intorno a te, impedendo di chiuderti, finendo per guardare solo il tuo lavoro quotidiano. In fondo è questa la cosa più importante di un incontro come quello di Lindau, dove hai la possibilità di ascoltare le lezioni di 25 Premi Nobel che ti parlano di argomenti diversi e in modo diverso.



A tu per tu con il bosone

Tutti davanti agli schermi dei computer, attenti ed emozionati come per una partita di calcio di quelle importanti, il drappello dei giovani fisici delle particelle presenti qui a Lindau al Nobel Laureates Meeting non ha voluto perdere una parola dell’annuncio dei risultati degli esperimenti del Cern sul bosone di Higgs  trasmesso stamattina in diretta da Ginevra. Anche a costo di rinunciare alla lezione di qualche Premio Nobel. Poi tutti insieme per seguire la conferenza stampa. E poi ancora a piccoli gruppi a discutere di quello che è stato detto o non detto, dell’importanza di questo risultato, di quello che succederà adesso. Tra i ragazzi italiani arrivati qui per questa settimana di incontri sulla fisica con i Nobel sulle sponde del Lago di Lindau, nove scelti in Italia dala Fondazione Cariplo e gli altri arrivati dall’estero, ben due lavorano proprio al Cern e uno di loro proprio all’esperimento CMS, direttamente coinvolto nei risultati sul bosone. Così ci hanno raccontato la loro emozione e l’importanza di quello che è stato scoperto oggi.




Aspettando Mr. Higgs
La vigilia dell'annuncio sul bosone vissuta accanto ai Premi Nobel.
C'è un'aria particolarmente euforica sulle sponde del Lago di Lindau al Meeting che riunisce 25 Premi Nobel: domani ci sarà un collegamento in diretta con il Cern per ascoltare l'annuncio dei dati delle ultime ricerche sul bosone di Higgs. E nel pomeriggio una conferenza stampa per commentare i risultati. Luca Perrozzi racconta come la vive un giovane ricercatore che avora, guarda un po'!, proprio al Cern





La mia materia oscura
Valeria Pettorino è una astrofisica passata per un PhD alla Sissa di Trieste e ora approdata all'Università di Ginevra, dove lavora sull'energia oscura dell'universo e le sue influenze sui primi istanti di vita del cosmo. A Lindau ha ascoltato uno dopo l'altro Brian Schmidt, vincitore del Nobel per la scoperta dell'accelerazione dell'universo, George Smoot e John Mather, premiati per il lavoro sui primi istanti dell'universo dopo il Big Bang, parlare proprio degli esperimenti a cui lei sta collaborando.













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