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martedì 4 ottobre 2011
Alla scoperta delle difese del nostro corpo
Il Premio Nobel per la Medicina 2011

Il premio Nobel per la Medicina 2011 è stato assegnato per le ricerche sul sistema inmmunitario a tre scienziati che hanno lavorato su aspetti diversi dei nostri meccanismi di difesa. Eppure tra i loro studi e le loro ricerche un filo conduttore c'è.

I tre premiati sono Bruce Beutler, 54 anni, Jule Hoffmann, 70 anni, francese nato in Lussemburgo, e Ralph Steinman, 68 anni, morto il 30 settembre, pochi giorni prima dell'annuncio, per un tumore al pancreas.
Bruce A. Beutler e Jules A. Hoffman sono stati premiati per le loro scoperte sui meccanismi di attivazione dell'immunità innata e Ralph M. Steinman per la scoperta delle cellule dendritiche e il loro ruolo nell'immunità adattativa. Insieme "hanno rivoluzionato la nostra comprensione del sistema immunitario scoprendo i principi chiave per la sua attivazione", come dice la nota del Karolinska Institutet per annunciare l'assegnazione del premio da dieci milioni di corone svedesi (più o meno un milione e 400 mila euro).

Queste sono le loro biografie come le ha riassunte il sito de Le Scienze.

Bruce A. Beutler è nato nel 1957 a Chicago, USA. Ha ricevuto il suo MD presso l'Università di Chicago nel 1981 e ha lavorato come ricercatore della Rockefeller University di New York e dell'Università del Texas a Dallas, dove ha scoperto il recettore LPS. Dal 2000 è stato professore di genetica e immunologia presso The Scripps Research Institute, La Jolla, USA.

A. Jules Hoffmann è nato a Echternach, in Lussemburgo, nel 1941. Ha studiato presso l'Università di Strasburgo, in Francia, dove ha conseguito il dottorato nel 1969. Dopo la formazione post-dottorato presso l'Università di Marburg, in Germania, è tornato a Strasburgo, dove ha diretto un laboratorio di ricerca fra il 1974 e il 2009. Ha anche lavorato come direttore dell'Istituto di biologia cellulare molecolare a Strasburgo e nel 2007-2008 è stato presidente dell'Academia dele scienze francese.

Ralph M. Steinman è nato nel 1943 a Montreal, in Canada, dove ha studiato biologia e chimica alla McGill University. Dopo aver studiato medicina alla Harvard Medical School a Boston, MA, USA, ha ricevuto il suo MD nel 1968. Trasferitosi alla Rockefeller University a New York dal 1970, è stato professore di immunologia presso questa istituzione dal 1988, di cui è direttore del Centro di immunologia e patologie immunitario.

Scrive Il Sole 24 Ore che "Ralph Steinman è l'uomo che ha scoperto e cellule dendritiche e il loro ruolo: negli anni Settanta nessuno sapeva che queste cellule, che pure erano già conosciute, avessero un ruolo chiaro nelle difese dell'organismo: individuare i microbi, estrarre le informazioni utili a riconoscerli e trasmettere queste informazioni ad altre cellule del nostro sistema immunitario".
Spiega l'immunologo Alberto Mantovani, sempre dal Sole: "Per primo negli anni 70, ha descritto questo particolare tipo di cellule, caratterizzate da lunghe propaggini, simili ai tentacoli di una piovra, con cui campionano organi e tessuti alla ricerca di eventuali intrusi come virus e batteri. Le cellule dendritiche sono delle vere e proprie sentinelle dell'immunità: in presenza di patogeni danno il segnale d'allerta e fanno partire la risposta immunitaria adattativa, mediata dai linfociti B e T, che si manifesta ad esempio con la produzione di anticorpi specifici contro l'antigene in questione.
ripamonti-mantovani, corriere
Queste cellule sono presenti sulla pelle, nell’intestino e nell’albero respiratorio. Nell’intestino, per esempio, si allungano formando una specie di periscopio attraverso le cellule del tessuto di rivestimento per “sondare” che cosa c’è nel lume intestinale. Queste cellule sono importantissime perché rappresentano il legame fra la prima linea di difesa (i fagociti) e la risposta più sofisticata, adattiva, di secondo livello. In sostanza “dicono” ai linfociti T che c’è una situazione di pericolo, in modo che questi ultimi istruiscano altre cellule, essenzialmente i linfociti B, a costruire anticorpi specifici e danno l'avvio a sistemi di difesa più sofisticati.

Questo video spiega in maniera semplice e chiara come funzionano le cellule dendritiche.





Jule Hoffman ha invece il merito di aver scoperto che un gene, battezzato Toll, che è fondamentale per il sistema immunitario nel moscerino della frutta: senza questo gene le difese dell'organismo diventano inefficaci e il moscrino muore. "Jules Hoffmann ha fatto la sua scoperta pionieristica nel 1996, quando con i suoi collaboratori si è concentrato sullo studio dei moscerini della frutta e del modo in cui combattono le infezioni. Il team ha analizzato insetti con mutazioni a livello di numerosi geni tra cui il Toll. Infettando i moscerini con batteri o funghi, Hoffmann scoprì che i Toll mutanti morivano perché non erano in grado di scatenare una difesa efficace", scrive La Repubblica. Il gene Toll, infatti, è quello che gestisce l'attivazione di un recettore al quale è stato dato lo stesso nome, che riconosce gli organismi esterni e attiva le difese per distruggerli.

Bruce Beutler ha il merito di aver scovato altri geni simili al gente Toll del moscerino, compreso quello che usano le cellule dendritiche per procedere al riconoscimento dei microorganismi.

In questo video si vede bene il ruolo del recettore Toll e come funzioni sulle cellule dendritiche.





Dice ancora Alberto Mantovani: "L'assegnazione di questo Premio Nobel è meritatissima e molto importante, per vari motivi.
Innanzitutto perché, in un certo senso, certifica un cambiamento di paradigma: ciò che detta l'attivazione della risposta immunitaria e il suo orientamento sono cellule e recettori dell'immunità innata, dunque i più primitivi dal punto di vista dell'evoluzione. Fino a 10-15 anni fa, invece, si pensava fosse l'immunità adattativa il cuore ed il motore delle nostre difese naturali.
Le scoperte di Beutler, Hoffmann e Steinman hanno aperto e stanno tuttora aprendo la strada a nuove strategie diagnostico-terapeutiche al servizio della salute: stanno finalmente consentendo lo sviluppo di nuovi adiuvanti per i vaccini, la messa a punto di vaccini non solo preventivi ma anche terapeutici, per la prima volta anche basati non su anticorpi ma su cellule. Da poco, infatti, la Food & Drug Administration ha approvato per uso clinico il primo vaccino terapeutico a cellule, per il cancro della prostata."







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