D'accordo, la prima obiezione è fin troppo facile: l'università rischia di somigliare a uno show televisivo, con gli studenti nella veste di concorrenti pronti a schiacciare il pulsante e questo non piacerebbe a nessuno. Ma l'esperimento dell'Università di MIlano Bicocca sembra interessante e merita qualche attenzione.
Funziona così: gli studenti hanno in mano un telecomando e il professore, mentre spiega, può porre qualunque tipo di domanda ai ragazzi. I quali rispondono premendo un tasto dell'apparecchietto. E i risultati finiscono tutti insieme in un bel grafico che mostra sulla lavagna quanti hanno scelto una risposta o un'altra. Insomma, il professore può sapere all'istante quanti ragazzi hanno capito davvero quel che stava spiegando, mentre i ragazzi possono verificare, anonimamente, ciascuno la propria preparazione.
La sperimentazione è partita nei corsi di Ecologia, della
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e
Naturali, e di Patologia generale e
Immunologia, della Facoltà di
Medicina e Chirurgia e il sistema è stato battezzato student response system.
I professori, racconta l'Università, trovano l'idea assai interessante. Perché dà la possibilità di vivacizzare la lezione, evitando i classici cali di attenzione, e perché, come fa notare Paolo Galli, docente di Ecologia, evita di fraintendere il messaggio in arrivo dagli studenti: quando un professore spiega e si ferma a chiedere se l'uditorio ha capito, fissa subito l'attenzione su chi annuisce e magari si forma l'idea che tutti abbiano appreso alla perfezione. Con il telecomando può sapere quanti hanno sbagliato risposta. Di più: se i telecomandi sono programmati, e corrispondono ciascuno a un preciso studente, può analizzare le caratteristiche di chi ha risposto bene o male, per esempio che esami ha dato, o da che tipo di scuola proviene se si parla di matricole.
I ragazzi, anche loro, dicono di annoiarsi meno. Ma, forse, per esserne sicuri bisognerà aspettare un'intero corso seguito con il telecomando in mano per sapere se la routine non prende poi di nuovo il sopravvento.

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