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mercoledì 24 febbraio 2010 L'ossitocina può aiutare le persone autistiche? L'ormone migliora la capacità di interagire con gli altri
L'ossitocina potrebbe migliorare la vita dei soggetti affetti da autismo. A dirlo sono ricercatori francesi il cui lavoro è stato pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
L'ossitocina è un ormone prodotto da un'area del cervello chiamata ipotalamo e secreta dalla ipofisi. Che avesse un ruolo da protagonista nell'influenzare negli animali comportamenti, quali l'attaccamento alla mamma e l'attività sessuale, era cosa nota. Che potesse influenzare in maniera analoga i comportamenti di soggetti autistici è una scoperta sorprendente.
L'autismo è un disturbo che comporta una ridotta capacità del soggetto di interagire con la realtà che lo circonda sia per quanto concerne la percezione degli stati emozionali sia per ciò che riguarda la comunicazione. Ad oggi non esistono cure, ma molte ricerche scientifiche sembrano dimostrare che l'ossitocina potrebbe avere un'applicazione terapeutica in questo campo. I ricercatori hanno studiato l'effetto dell'ossitocina su 13 adulti affetti dalla sindrome di Asperger o da autismo conclamato. Il comportamento dei soggetti coinvolti veniva osservato due volte: prima della somministrazione di ossitocina o di placebo e dopo la somministrazione del trattamento. I risultati degli esperimenti dimostrano che l'ossitocina può migliorare la capacità degli individui di interagire con la realtà che li circonda.
Gli autori dello studio Elissar Andari and Angela Sirigu, del Centro nazionale delle ricerche francese di Bron e i loro colleghi hanno scoperto che l'ossitocina, somministrata per via inalatoria, prolunga il tempo in cui i pazienti riescono a focalizzare la loro attenzione su una parte del volto, importante dal punto di vista della socializzazione, ovvero gli occhi. Un tratto caratteristico dell'autismo è proprio l'incapacità di chi ne è colpito di guardare negli occhi le persone.
Per capire se il trattamento testato può portare a un concreto miglioramento del comportamento sociale, i ricercatori hanno organizzato un gioco che richiede una sorta di consapevolezza sociale. Ai partecipanti è stato chiesto di lanciare una palla a uno dei tre compagni e, una volta ricevuta, di rimandarla indietro. Durante il gioco i ricercatori hanno condizionato il comportamento dei partecipanti differenziandoli in "buoni giocatori", coloro i quali, una volta ricevuta la palla, la ritiravano indietro e in "cattivi giocatori", che, invece, tenevano la palla per sé. Una volta somministrato il placebo i pazienti non sembravano essere in grado di distinguere fra i buoni e cattivi giocatori. Invece, una volta assunta ossitocina per via inalatoria, essi tiravano un maggior numero di palle ai giocatori buoni e meno a quelli identificati come cattivi. Mostravano cioè di comprendere ciò che avveniva intorno a loro e di essere in grado di interpretare gli atteggiamenti, positivi o negativi, dei compagni.
Ma i ricercatori francesi non sono soli. Infatti, l'anno scorso un team di studiosi coordinati da Adam Guastella, ricercatore al Brain and Mind research Institute dell'Università di Sydney, in Australia, aveva dimostrato che giovani pazienti affetti da autismo ai quali era stata somministrata ossitocina per via inalatoria, erano in grado di riconoscere gli stati emozionali di individui mostrati in fotografia. E ci riuscivano molto meglio rispetto ai pazienti a cui era stato somministrato il solo placebo. "L'ossitocina è la prima sostanza in grado di migliorare le relazioni interpersonali, almeno nel breve periodo", spiega Guastella.
Simon Baron-Cohen, direttore del centro di ricerche sull'autismo all'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, avanza però alcune perplessità. "Innanzitutto", spiega lo studioso, " si tratta di una sostanza che ha un tempo di emivita molto breve". L'emivita di una sostanza è il tempo necessario perchè la sua concentrazione nel sangue si riduca del 50%. "Questo comporta, da un punto di vista pratico, delle difficoltà di impiego", spiega Baron Cohen. "Inoltre, si sa che l'ossitocina oltre a migliorare le capacità relazionali va a influenzare anche altri sistemi dell'organismo, inclusa la sfera sessuale, e il suo impiego potrebbe comportare effetti indesiderati", conclude lo studioso.
Chiara Finotti

   
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