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giovedì 11 febbraio 2010
Una nuova ipotesi per la morte in culla
Potrebbe avere a che fare con bassi livelli della serotonina

Fra le tante paure dei genitori, una delle peggiori è sicuramente l'incubo della cosidetta "morte in culla" che colpisce i bambini tra un mese e un anno di età.

Uno studio pubblicato questa settimana sul Journal of the American Medical Association sostiene che i piccoli uccisi da questa sindrome, chiamata Sids, acronimo che sta per sudden infant death syndrome, spesso hanno, a livello cerebrale, bassi livelli del neurotrasmettitore chiamato serotonina.
La serotonina svolge numerosi compiti: regola il battito cardiaco, il ritmo del respiro e il risveglio dal sonno. Livelli più bassi di serotonina potrebbero spiegare una mancata reazione a uno stato di mancanza di ossigeno (ipossia) o a un innalzamento della temperatura corporea durante la notte.

 
La diagnosi di Sids, che non corrisponde a una precisa patologia, viene fatta quando si possono escludere (dopo l'autopsia e analisi accurate dello stato di salute del bambino e delle circostanze della sua morte), tutte le altre cause note per spiegare il decesso del neonato, da malformazioni a eventi dolosi. Insomma, non è una vera e propria sindrome, ma un nome che viene dato a morti che non hanno altra spiegazione.

Non è stata ancora definita con sicurezza una specifica causa medica in grado di spiegare la Sids ma ci sono invece una serie di comportamenti e di fattori di rischio che possono incidere significativamente sulla probabilità che la Sids si verifichi, come dimostrano numerosi studi e indagini.
Comportamenti a rischio sono, ad esempio, far dormire i piccoli sulla pancia o su materassi o cuscini che possono provocarne il soffocamento.

Nel 2006 la patologa Hannah Kinney e il suo team del Children's Hospital di Boston hanno scoperto che i bambini che muoino per la sindrome della morte in culla spesso presentano un numero inferiore di recettori per la serotonina rispetto a quello riscontrato nei bimbi deceduti per altre cause. I recettori sono le proteine con le quali interagiscono i neurotrasmettitori. Dal legame recettore-neurotrasmettitore viene innescata la risposta fisiologica mediata dalla serotonina.
La serotonina, a livello cerebrale, è responsabile di coordinare le risposte alle variazioni di concentrazione di ossigeno e di anidride carbonica. Gli esperimenti condotti nel 2006 non hanno messo in luce una minore concentrazione di serotonina.
Ora la dottoressa Kinney e i suoi collaboratori hanno confrontato i livelli di serotonina nel tronco encefalico di 35 bambini deceduti a causa della Sids con quelli riscontrati in 10 bambini morti per altre cause. Di questi, 5 avevano attraversato uno stato di ipossia, come era accaduto ai bimbi deceduti a causa della Sids. Le concentrazioni di serotonina nelle vittime della morte in culla erano del 26% inferiori rispetto a quelli rilevati nel gruppo di confronto. Inoltre, gli studiosi hanno evidenziato anche una riduzione del 22% delle concentrazioni di un enzima importantissimo nella sintesi della serotonina chiamato triptofano diidrolasi.

A questo punto non è chiaro se i ridotti livelli di serotonina siano una causa o un effetto della Sids, ma la dottoressa Kinney si augura di poter individuare, partendo da questa scoperta, i meccanismi molecolari che rendono alcuni bambini più vulnerabili di altri a questo evento mortale. La speranza dei ricercatori è di poter arrivare a un test che possa predire il rischio o comunque, a una sorta di intervento che possa proteggere i piccoli. 

Hannah Kinney racconta di aver deciso di dedicarsi allo studio di questa sindrome dopo il tentativo fallito di rianimare un bimbo. La sua scoperta, sostiene, rappresenta anche un  aiuto nell'opera di consolazione di genitori affranti che, conoscendo queste i risultati di queste ricerche, possono evitare sensi di colpa per i loro comportamenti.

Chiara Finotti



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