Vince la ricerca sulla fabbrica delle proteine Il premio agli studi sui ribosomi delle cellule I ribosomi sono delle vere e proprie fabbriche contenute nelle nostre cellule. Non le uniche, ma sono un po' il reparto centrale. È nei ribosomi, infatti, che le istruzioni contenute nel Dna si trasformano in proteine, in prodotti che la cellula cede anche all'esterno. Ed è proprio agli studi sui ribosmi che quest'anno è stato assegnato il premio Nobel per la chimica.
I tre scienziati che hanno ricevuto il premio hanno il merito di essere riusciti a vedere come funzionano i ribsomi fin nel dettaglio, a livello di molecole e di atomi. "I tre scienziati hanno utilizzato un sistema di
cristallografia a raggi X con il quale hanno «mappato» la posizione di
ognuno dei centinaia di migliaia di atomi che compongono il ribosoma. I
tre scienziati hanno generato un modello tridimensiopnale che può
dimostrare la reazione degli antibiotici sul ribosoma", scrive corriere.it
E questo è importante non solo a livello di ricerca pura, per la comprensione dei meccanismi biologici degli esseri viventi, che già basterebbe, ma anche perché può avere ricadute importanti dal punto di vista delle cure. Il sito de La Stampa ha intervistato il genetista Giuseppe Novelli, preside della Facoltà di Medicina
dell’Università di Tor Vergata di Roma, che spiega che «nuovi e più potenti antibiotici verranno presto ottenuti dalla
conoscenza dettagliata della struttura dei ribosomi. (...) La possibilità di produrre
farmaci contro i ribosomi dei batteri ad esempio, permetterà di
ottenere importanti risultati nella cura delle malattie infettive,
ricostruendo e adattando la struttura dei ribosomi alle specifiche
necessità antibatteriche. (...) La differenza fondamentale
rispetto agli antibiotici oggi in uso, che destrutturano completamente
la cellula, è che i nuovi ritrovati punteranno a bloccare la sintesi
solo delle proteine tossiche, lasciando del tutto intatto il restante
equipaggiamento biologico, a tutto vantaggio dell’efficacia del rimedio».
Ecco le biografie dei tre premiati come le racconta corriere.it: "Ada Yonath,
60 anni, è nata a Gerusalemme e attualmente è direttrice del Centro per
la stuttura biomolecolare dell'Istituto scientifico Weizmann di Rehovot
e co-vincitrice nel 2006 del premio Wolf per la chimica. Lo scorso anno
ottenne il premio L'Oreal-Unesco per i suoi studi su come i batteri
diventano resistenti agli antibiotici. Nata da una povera famiglia, si
laureò all'Università ebraica di Gerusalemme e ottenne un PhD in
cristallografia ai raggi X. Il suo lavoro si è sempre indirizzato verso
la conoscenza dei meccanismi della biosintesi delle proteine tramite la
cristallografia dei ribosomi, un campo in cui fu una dei pionieri più
di vent'anni fa e che trovò un notevole scetticismo tra la comunità
scientifica. Importantissimi i suoi studi su come agiscono gli
antibiotici sui ribosomi, utili per migliorare le medicine e verificare
la loro effettiva efficacia terapeutica. Thomas A. Steitz, 59
anni, è professore di biofisica molecolare e biochimica a Yale. Ha
preso il dottorato in biologia molecolare e biochimica nel 1966
nell'università di Harvard. Venkatraman Ramakrishnan è nato nel
1952 a Chidambaram, nello Stato indiano del Tamil Nadu, ma è cittadino
statunitense. È un biologo strutturale del laboratorio di biologia
molecolare del Medical Research Council di Cambridge, in Inghilterrra.
Nel 2000 il suo centro determinò la struttura della subunità 30S dei
ribosomi e la sua interazione con molti antibiotici. Più recentemente
ha determinato la struttura atomica dell'intero ribosoma in rapporto
con l'Rna transfer (tRNA) e l'Rna messaggero (mRNA)."
La dimensione di "fabbrica" si vede bene in questo video che si riferisce proprio agli studi di Ada Yonath.
Se volete ascoltare le classiche interviste a caldo (in inglese) realizzate dall'organizzazione dei Nobel al telefono eccovi i link per l'intervista a Thomas A. Steitz, per quella a Venkatraman Ramakrishnan e per quella a Ada Yonath.
Il sito di Repubblica, invece, sottolinea che "per l'ennesima volta il premio Nobel per la
chimica è stato assegnato a ricerche al confine tra biologia e chimica.
Basta fare i conti e si nota che dal 2000 al 2009, sei Nobel per la
chimica hanno riguardato studi nel campo della biochimica (tre negli
ultimi cinque anni). Un segnale importante della crescita delle scienze
della vita, che ormai pervadono ogni campo della conoscenza
scientifica, non solo la chimica. Basta pensare agli strumenti
matematici alla base della decifrazione del patrimonio genetico degli
organismi. Oppure a tecniche di analisi impossibili da concepire e
costruire senza l'apporto fondamentale della fisica. Ormai è chiaro a
tutti gli scienziati del mondo. E forse a Stoccolma dovrebbero
finalmente decidere di cambiare il premio da Nobel per la chimica in
quello per la biochimica. Certo, i chimici "puri", ammesso che
esistano, non la prenderanno benissimo. Ma forse dovrebbero
iniziare a riflettere sul ruolo della chimica oggi e nel prossimo
futuro. Ha ancora un'identità oppure è irrimediabilmente frazionata e
dispersa in altre aree di ricerca? Basta andare a guardare ancora una
volta la lista degli ultimi Nobel."