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mercoledì 7 ottobre 2009
Vince la ricerca sulla fabbrica delle proteine
Il premio agli studi sui ribosomi delle cellule

I ribosomi sono delle vere e proprie fabbriche contenute nelle nostre cellule. Non le uniche, ma sono un po' il reparto centrale. È nei ribosomi, infatti, che le istruzioni contenute nel Dna si trasformano in proteine, in prodotti che la cellula cede anche all'esterno.
Ed è proprio agli studi sui ribosmi che quest'anno è stato assegnato il premio Nobel per la chimica.

la foto dei premiatiI tre scienziati che hanno ricevuto il premio hanno il merito di essere riusciti a vedere come funzionano i ribsomi fin nel dettaglio, a livello di molecole e di atomi. "
I tre scienziati hanno utilizzato un sistema di cristallografia a raggi X con il quale hanno «mappato» la posizione di ognuno dei centinaia di migliaia di atomi che compongono il ribosoma. I tre scienziati hanno generato un modello tridimensiopnale che può dimostrare la reazione degli antibiotici sul ribosoma", scrive corriere.it

E questo è importante non solo a livello di ricerca pura, per la comprensione dei meccanismi biologici degli esseri viventi, che già basterebbe, ma anche perché può avere ricadute importanti dal punto di vista delle cure.
Il sito de La Stampa ha intervistato il genetista Giuseppe Novelli,
preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Tor Vergata di Roma, che spiega che «nuovi e più potenti antibiotici verranno presto ottenuti dalla conoscenza dettagliata della struttura dei ribosomi. (...) La possibilità di produrre farmaci contro i ribosomi dei batteri ad esempio, permetterà di ottenere importanti risultati nella cura delle malattie infettive, ricostruendo e adattando la struttura dei ribosomi alle specifiche necessità antibatteriche. (...) La differenza fondamentale rispetto agli antibiotici oggi in uso, che destrutturano completamente la cellula, è che i nuovi ritrovati punteranno a bloccare la sintesi solo delle proteine tossiche, lasciando del tutto intatto il restante equipaggiamento biologico, a tutto vantaggio dell’efficacia del rimedio».

Ecco le biografie dei tre premiati come le racconta corriere.it:
"
Ada Yonath, 60 anni, è nata a Gerusalemme e attualmente è direttrice del Centro per la stuttura biomolecolare dell'Istituto scientifico Weizmann di Rehovot e co-vincitrice nel 2006 del premio Wolf per la chimica. Lo scorso anno ottenne il premio L'Oreal-Unesco per i suoi studi su come i batteri diventano resistenti agli antibiotici. Nata da una povera famiglia, si laureò all'Università ebraica di Gerusalemme e ottenne un PhD in cristallografia ai raggi X. Il suo lavoro si è sempre indirizzato verso la conoscenza dei meccanismi della biosintesi delle proteine tramite la cristallografia dei ribosomi, un campo in cui fu una dei pionieri più di vent'anni fa e che trovò un notevole scetticismo tra la comunità scientifica. Importantissimi i suoi studi su come agiscono gli antibiotici sui ribosomi, utili per migliorare le medicine e verificare la loro effettiva efficacia terapeutica. Thomas A. Steitz, 59 anni, è professore di biofisica molecolare e biochimica a Yale. Ha preso il dottorato in biologia molecolare e biochimica nel 1966 nell'università di Harvard. Venkatraman Ramakrishnan è nato nel 1952 a Chidambaram, nello Stato indiano del Tamil Nadu, ma è cittadino statunitense. È un biologo strutturale del laboratorio di biologia molecolare del Medical Research Council di Cambridge, in Inghilterrra. Nel 2000 il suo centro determinò la struttura della subunità 30S dei ribosomi e la sua interazione con molti antibiotici. Più recentemente ha determinato la struttura atomica dell'intero ribosoma in rapporto con l'Rna transfer (tRNA) e l'Rna messaggero (mRNA)."

La dimensione di "fabbrica" si vede bene in questo video che si riferisce proprio agli studi di Ada Yonath.




Se volete ascoltare le classiche interviste a caldo (in inglese) realizzate dall'organizzazione dei Nobel al telefono eccovi i link per l'intervista a
Thomas A. Steitz, per quella a Venkatraman Ramakrishnan e per quella a Ada Yonath.

Il sito di Repubblica, invece, sottolinea che "
per l'ennesima volta il premio Nobel per la chimica è stato assegnato a ricerche al confine tra biologia e chimica. Basta fare i conti e si nota che dal 2000 al 2009, sei Nobel per la chimica hanno riguardato studi nel campo della biochimica (tre negli ultimi cinque anni). Un segnale importante della crescita delle scienze della vita, che ormai pervadono ogni campo della conoscenza scientifica, non solo la chimica. Basta pensare agli strumenti matematici alla base della decifrazione del patrimonio genetico degli organismi. Oppure a tecniche di analisi impossibili da concepire e costruire senza l'apporto fondamentale della fisica. Ormai è chiaro a tutti gli scienziati del mondo. E forse a Stoccolma dovrebbero finalmente decidere di cambiare il premio da Nobel per la chimica in quello per la biochimica. Certo, i chimici "puri", ammesso che esistano, non la prenderanno benissimo.
Ma forse dovrebbero iniziare a riflettere sul ruolo della chimica oggi e nel prossimo futuro. Ha ancora un'identità oppure è irrimediabilmente frazionata e dispersa in altre aree di ricerca? Basta andare a guardare ancora una volta la lista degli ultimi Nobel."




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