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Home Page > Natura > Geologia > Terremoti: ma c'è un nesso tra Sumatra e Samoa?
venerdì 2 ottobre 2009 Terremoti: ma c'è un nesso tra Sumatra e Samoa? I pareri sul legame tra un sisma e gli altri
Tra l'epicentro del terremoto sottomarino che ha scatenato lo tsunami su Samoa e l'epicentro, pure sottomarino, del terremoto che ha colpito Sumatra ci sono oltre 8.000 chilometri di distanza. Tra Milano e New York, tanto per fare un confronto, ce ne sono 6.500. Chiaro che, anche se per noi i due terremoti sono avvenuti nella stessa parte del mondo e anche se sono avvenuti a meno di 24 ore uno dall'altro, sia difficile decidere che ci sia un nesso.
Perciò a prima vista appare del tutto ragionevole e corretta la posizione di Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che parla di pura coincidenza: "Più che con il maremoto a Tonga e Samoa, se mai, il terremoto a Sumatra
è più correlato a quello, terrificante, del 2004. Che, tanto per avere
un’idea, è stato 35 volte più potente di questo, che pure è stato il
più forte registrato sul pianeta dopo il 2004", dice Boschi a La Stampa in un articolo firmato da Max Cassani.
Invece sul Corriere della Sera Franco Foresta Martin parte da un punto diverso e scrive che "La grande zolla o placca del Pacifico si infila sotto a quella
Indo-Australiana; e quest’ultima, a sua volta, subduce sotto a quella
Euro- Asiatica. Considerata la comune linea di connessione fra i due
eventi sismici, è possibile che sia stato il terremoto da 8.3 Richter
delle Samoa a fare scattare quello da 7.6 Richter di Sumatra? Questa
ipotesi sarebbe legittimata dal fatto che anche cinque anni fa il
terremoto-maremoto del 26 dicembre fu preceduto da un sisma di 8.1
Richter al largo dell’isola Macquarie. Dopo 58 ore arrivò la
catastrofe dell’Oceano Indiano. Coincidenze che a un primo esame
possono sembrare straordinarie ma che non trovano tutti gli studiosi
d’accordo. «Sono coincidenze difficili da dimostrare — risponde il geofisico
Massimo Cocco, dirigente dell’Istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia (Ingv) —. Possibili perché un terremoto di magnitudo 8 e
oltre ha il potere di perturbare fortemente le aree circostanti, su
un’ampia scala spaziale, facendo liberare tensioni che si sono
accumulate nel tempo, sia nella stessa placca, sia in placche contigue»."
Ma su La Repubblica Luigi Bignami va ancora oltre e riprende uno studio publicato da Nature (che viene ripreso anche da Bbc e altri siti e giornali all'estero) in cui si parla degli ultimi studi sul modo in cui i movimenti di placche lontanissime tra loro possono influenzarsi. Scrive Bignami che "esaminando i dati sismici di 22 anni raccolti attorno alla Faglia di
San Andreas (California), in particolare in prossimità della cittadina
di Parkfield, uno dei centri più sismici dell'intera frattura, i
ricercatori hanno scoperto che dal 2005 vi è stato un aumento di
piccoli sismi. Il fenomeno si è innescato proprio a partire dal noto
terremoto avvenuto a Sumatra alla fine del 2004 e che causò il
catastrofico tsunami che portò alla morte di oltre 200.000 persone. Ma
un medesimo incremento di piccoli terremoti si ebbe anche a metà degli
anni Novanta dopo che un sisma del 7.3 Richter che aveva colpito il
deserto californiano, a centinaia di chilometri di distanza da
Parkfield.
Come si verificano tali relazioni? "Al momento è ancora un mistero,
quel che è certo è il fatto che dopo il sisma di Sumatra del 2004, i
terremoti nella Faglia di San Andreas sono diminuiti in intensità e
aumentati in numero", ha spiegato Taka'aki Taira, un sismologo
dell'Università della California a Berkeley (Usa) e uno dei ricercatori
della pubblicazione. Taira ha osservato anche una variazione in una
manifestazione chiamata "sismic scattering", un fenomeno per il quale
le onde sismiche vengono riflesse in molte direzioni, come quando la
luce del sole colpisce uno stagno increspato da onde prodotte dal
vento. Tali variazioni potrebbero essere prodotte dal movimento
dell'acqua sotterranea presente all'interno delle faglie. "L'acqua
infatti, potrebbe lubrificare le fratture stesse dando modo alle
tensioni che si producono di liberarsi più frequentemente", continua
Taira. Come ciò avvenga nei particolari è ancora molto lontano
dall'essere capito".

   
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