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mercoledì 23 settembre 2009
Le notizie di mercoledì 23 settembre
C'è acqua sulla Luna?

C'è acqua sulla Luna?
La notizia del giorno è certamente quella lanciata da Repubblica, sul quotidiano e sul sito, della possibile presenza di acqua, in forma di ghiaccio sulla Luna.
L'articolo parte dai dati raccolti dagli strumenti a bordo dell'LRO, ovvero "il  Lunar Reconnaissance Orbiter che l'agenzia spaziale americana ha lanciato in orbita lo scorso 18 giugno" e che "hanno rilevato una presenza notevole di idrogeno. Risultati simili sono stati osservati anche dal Chandrayan-1 una missione indiana che ha come obiettivo quello di fornire un'accurata mappa dei minerali presenti sul satellite. (...)
E dove c'è idrogeno c'è acqua, suggeriscono alla Nasa. Quantità ancora più elevate del gas sono state riscontrate al Polo Sud della Luna. Qual è la causa di questo eccesso di idrogeno? Vondrak afferma che "si potrebbe trattare del fatto che l'acqua sulla luna è arrivata molto più recentemente di quanto finora ipotizzato dagli scienziati". Si smentirebbe così un'altra vulgata dell'astronomia cioè quella in base alla quale si ritiene che se acqua c'è sul nostro satellite, essa è imprigionata nelle sue profondità."
Le ricadute della scoperta sarebbero enormi, anche dal punto di vista pratico. Su Repubblica Enrico Flamini, dell'Agenzia spaziale italiana, dice già che "potrebbe diventare acqua potabile per gli astronauti o un elemento da cui estrarre idrogeno".
Ma per le conferme ci vorrà tempo.
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Un supervulcano in Valsesia
Il sito del Corriere racconta invece di un grande vulcano "collocato nell’area tra Varallo e Borgo Sesia" che "fu attivo circa 290 milioni di anni fa, dando luogo a possenti eruzioni che erano in grado di oscurare l’atmosfera e alterare il clima globale. Poi, dopo alcuni milioni di anni di attività, ebbe tregua e, non più alimentato dai magmi profondi, collassò su se stesso, formando una caldera, cioè uno sprofondamento, di una quindicina di km di diametro."
"La straordinaria avventura scientifica è frutto di una collaborazione italo-americana che ha come rispettivi capi il geologo James Quick, prorettore all’università di Dallas, e Silvano Sinigoi, professore di petrografia all’Università di Trieste. «Di supervulcani, cioè di apparati vulcanici di grandi dimensioni, che nel passato hanno prodotto eruzioni notevoli, con la formazione di caldere del diametro di svariati chilometri, ce ne sono diversi in tutto il mondo. Averne trovato e descritto uno nelle Alpi Occidentali è sicuramente una grande soddisfazione», dice il professor Sinigoi, da noi raggiunto per telefono da proprio alla conclusione di un sopralluogo in Valsesia con il collega Quick. Ma l’autentica novità della scoperta, annunciata e descritta nell’ultimo numero della rivista internazionale «Geology», sta nel fatto che per la prima volta è possibile guardare in diretta le parti profonde e inaccessibili dei condotti attraverso cui il vulcano era alimentato."
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