La scoperta dei neuroni specchio è una delle poche scoperte tutte italiane e da anni in odor di Nobel.

Per capire l’importanza di questa ricerca di Giacomo Rizzolatti, Docente dell’Università di Parma, basta ascoltare le parole del neurologo indiano Ramachandran, direttore del centro per il cervello e la cognizione dell’università della California a San Diego, che sostiene che i neuroni specchio saranno per le neuroscienze ciò che il dna è stato per la biologia, come dice la citazione all’inizio di questo video.
Ma cosa sono questi neuroni e che cosa hanno di così speciale? Sono dei neuroni che si attivano sia quando compiamo un’azione, sia quando la vediamo compiere da qualcun altro. Ossia i neuroni dell’osservatore “rispecchiano” il comportamento dell’osservato, come se l’azione fosse compiuta dall’osservatore stesso. I gruppi di neuroni specchio sembrano contenere dei modelli di azione specifici che permetterebbero all’individuo non solo di eseguire procedure motorie elementari spontaneamente, ma anche di “capirle” senza bisogno di pensarci tanto su.

Questo film, realizzato da Gianluca Bianco ed Eugenio Alberti Schatz per Rai Educational, racconta bene e in modo semplice sia lo scienziato che la sua scoperta.

 

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Per spiegare la funzione di questi neuroni Giacomo Rizzolatti fa un esempio: se entrando in un bar vediamo un signore con in mano una tazzina, sappiamo “istintivamente” che la sua intenzione è di bere un caffè. Sappiamo cosa sta facendo e il motivo per cui lo fa. Per anni filosofi, psicologi e neuroscienziati si sono domandati come facessimo a reagire con “empatia” ossia con comprensione delle azioni e dello stato d’animo di un nostro simile, in modo così istantaneo ed istintivo. Come mai nessuno di noi interpreta male le intenzioni del signore con la tazzina e non teme per esempio che voglia tirarcela addosso? La risposta è proprio custodita nei neuroni specchio. Infatti, capiamo i gesti e le intenzioni altrui perché oltre ad averle davanti ai nostri occhi, le abbiamo “anche nella nostra testa”. Si accendono nella nostra testa esattamente gli stessi neuroni che si accenderebbero se fossimo noi stessi a bere il caffè.

Come quasi tutte le grandi scoperte, anche questa dei neuroni specchio è avvenuta in parte per caso. I ricercatori di Parma, infatti, stavano studiando la corteccia motoria del cervello di un macaco, in particolare l’area F5, area deputata ai movimenti della mano e della bocca. Le attività dei neuroni dei macachi venivano registrati con degli elettrodi. Ad un certo punto un ricercatore prese un frutto, in presenza di un macaco monitorato, e di colpo successe qualcosa di assolutamente inaspettato. Alcuni neuroni della scimmia di attivarono esattamente come se fosse stata lei a prendere quel frutto. Lo stupore fu grande e dopo le doverose verifiche, soprattutto volte ad eliminare ogni possibile spiegazione alternativa, capirono che la risposta dei neuroni a quel gesto del ricercatore era una vera e propria rappresentazione di quel gesto nel suo cervello, anche se la scimmia non si era mossa.

Dopo aver trovato questi neuroni nelle scimmie sono stati trovati anche negli uomini.
Le conseguenze “pratiche” di una simile scoperta non hanno tardato ad arrivare e la cascata continua di lavori e ricerche svolte in questo settore aumenta ogni anno la sua portata. La funzione dei neuroni specchio è stata così legata a fenomeni basilari del nostro sviluppo cognitivo, quali l’imitazione, l’apprendimento, e persino il linguaggio che non a caso è legato ad una parte del cervello, l’area di Broca, dove sono stati osservati questi neuroni.
Attualmente le ricerche del professor Rizzolatti riguardano un altro aspetto di quest’importante scoperta, quello del legame tra neuroni specchio e autismo. Le prime considerazioni partirono solo a livello teorico: i ricercatori immaginarono il comportamento e i problemi sociali che si sarebbero dovuti avere in un individuo vittima di una lesione dell’area dei neuroni specchio. Tutti i sintomi che immaginarono combaciavano con quelli degli individui autistici. Infatti, le persone malate di autismo appaiono spesso come prigioniere del proprio mondo, incapaci di percepire le persone come tali, ma piuttosto come oggetti. La loro visione del mondo avviene più per immagini che per azioni o concetti. Sono infatti incapaci di costruire relazioni empatiche, sono incapaci di effettuare semplici processi di imitazione e spesso sono sprovvisti di una gestualità corretta. Le persone autistiche analizzano i movimenti propri e “pensano” a come devono compiere un movimento, anche il più semplice.

I bambini autistici, al contrario dei bambini a sviluppo normale, non rispondono al sorriso di un adulto e non cercano di imitare i gesti di chi li circonda, in poche parole sono più interessati agli oggetti che alle persone. Inoltre, uno dei ruoli principali dei neuroni specchio è quello dell’imitazione, e visto che l’imitazione è alla base del processo di apprendimento, un deficit nell’imitazione può portare a quel ritardo mentale che nel 75% delle volte si associa con l’autismo. Dalla pura teoria si è passati recentemente alle conferme sperimentali che sembrano legare questa patologia ad un mal funzionamento o ad una compromissione di quest’area del cervello in cui sono presenti i neuroni specchio.
Grazie a queste ricerche si inizia ad intravedere uno spiraglio per la riabilitazione di questi pazienti. Infatti, i neuroni specchio pare possano essere in parte “allenati”. La ripetizione di alcuni movimenti e l’allenamento ad osservare l’esternazione delle emozioni, sembra essere di aiuto. Ciò è stato sottolineato anche da un recente lavoro svolto dall’University College of London.

I ricercatori inglesi hanno scoperto che i neuroni specchio si accendono molto più intensamente se stiamo osservando un movimento che siamo soliti fare. L’esperimento ha mostrato a dei ballerini di danza classica o di capoeira, danza brasiliana che imita una lotta, dei filmati di queste due danze. Bene, i ricercatori hanno trovato che l’area dei neuroni specchio mostravano più attività quando un ballerino osservava le movenze per le quali aveva ricevuto un allenamento, piuttosto che quando osservava l’altro tipo di danza, che ovviamente conosceva, ma per il quale non era stato allenato.
Per questo motivo, a livello di “allenamento” quotidiano di questi neuroni, così importanti per le nostre relazioni sociali, i ricercatori suggeriscono per esempio di seguire corsi di recitazione o di recarsi spesso a teatro. Pare infatti che anche assistere ad uno spettacolo teatrale possa essere un vero e proprio “massaggio” ai nostri neuroni specchio.
Monica Mazzotto

Libri di Giacomo Rizzolatti:
Nella Mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale, di Giacomo Rizzolatti e Lisa Vozza –  Ed. Zanichell 2007
So quello che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, di Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia Ed. Cortina 2006

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